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Come diventare fotogenici

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Qualche consiglio pratico per rilassarsi davanti alla macchina fotografica e venire bene in foto.

Se hai cercato queste parole e deciso di leggere questo articolo significa che almeno una volta nella vita hai pensato che venire bene in foto sia per te un’impresa quasi impossibile.

La fotogenia non è una caratteristica scritta nel DNA di poch* elett*, ma un’attitudine di alcune persone (volti e corpi) a “rendere bene” quando sono immortalate in foto.

Ti potrà stupire, ma la forma fisica non centra nulla e no, non è automatico che le persone considerate belle vengano bene in foto, e quelle considerate brutte siano destinate a scatti orribili.

Non essere fotogenic* non significa essere brutt*!

Avrei da ridire anche su cosa si intende per bello e brutto, ma di questo magari ne parliamo un’altra volta.

In queste righe provo a spiegarti perché alcune persone vengono sempre male in foto, perché altre invece vengono bene e cerco di darti qualche consiglio per migliorare la tua situazione, specie se stai per affrontare uno shooting e hai già i sudori freddi all’idea di farti fotografare.

In questo articolo:

  1. Che significa essere fotogenici?
  2. Perché spesso non ci piacciamo in foto?
  3. Il ruolo di chi ti sta fotografando
  4. Come essere più naturali in foto

 

Prima di continuare e i consigli per venire bene in foto, ti invito ad iscriverti alla mia newsletter Cartoline, attraverso cui riceverai gli approfondimenti per migliorare i tuoi scatti, imparare a raccontarti in fotografia e indicazioni per la tua comunicazione visiva, che invio solo agli iscritt*!

Che significa essere fotogenici?

Nella mia esperienza, essere fotogenic* è soprattutto una questione di stato mentale di chi si fa fotografare, con l’aggiunta di particolari attenzioni di chi scatta che dovrà calibrare le indicazioni su pose, inquadrature, luci e – molto spesso – stemperare la tensione con un atteggiamento adeguato.

Online troverai moltissimi consigli sulle pose delle star per venire bene in foto, ma quello che non troverai sono le pose infallibili per far venire bene te. Non perché tu sia un caso perso, ma perché non possono esistere delle indicazioni adatte a tutt*, in quanto dipende da persona a persona, dal carattere e dal suo aspetto fisico (e in particolare dal rapporto che ha il proprio aspetto fisico).

Il tuo corpo ha le sue caratteristiche, che vengono messe in evidenza da abbigliamento, trucco e acconciatura, ecc… ma anche dal tuo modo di fare, dai tuoi movimenti e dall’umore che hai quel giorno. Se temi di non essere tra gli o le elett* fotogenic*, improvvisare pose che non senti tue peggiorerà la situazione. Sarà molto più semplice per te venire bene in foto se invece cerchi di rilassarti, distrarti dall’idea che c’è un obiettivo puntato su di te, e comportarti normalmente.

Perché spesso non ci piacciamo in foto?

Prima di darti i miei consigli, voglio farti riflettere su alcuni concetti relativi a quello che noi pensiamo della nostra immagine.

Sono io per prima una persona molto timida e per diversi anni sono stata molto insicura del mio aspetto…l’idea di farmi fotografare ancora oggi non mi fa impazzire, eppure, ho capito scattando molte altre persone che si tratta di blocchi mentali e mancanza di familiarità con il proprio aspetto.

Per “mancanza di familiarità” intendo letteralmente che non siamo abituati a vederci.

Ci guardiamo allo specchio una o due volte al giorno, e quando lo facciamo le nostre intenzioni sono quasi sempre le peggiori, cioè trovare i difetti, guardare se qualcosa non va, capire come rimediare a una pecca, ecc.

In pratica siamo noi stess* che mettiamo attenzione su dettagli poco piacevoli e, della nostra sfilata di fronte allo specchio finiamo con ricordare soprattutto i problemi. Questa memoria negativa, ci resta dentro anche quando non ci stiamo specchiando, facendoci muovere o sistemare continuamente nel tentativo di nascondere un difetto che sappiamo esserci: il risultato è che proprio questi atteggiamenti finiranno con sottolineare il difetto anche a chi non lo aveva minimamente notato.

In fotografia succede la stessa cosa: se sai di avere un difetto, lo vedrai in tutte le foto che ti riguardano, specie quelle in cui sei stat* scattat* mentre tentavi di nasconderlo. Quindi prima regola: evita di concentrarti sui difetti.

Un secondo motivo per cui non ci piacciamo in foto è che quando osserviamo la nostra immagine riflessa, lo facciamo sempre da altezza sguardo (i nostri occhi), vediamo solo poche angolazioni del nostro corpo, che tra l’altro allo specchio sono pure al contrario di ciò che vedono le persone attorno a noi.

Quando invece vediamo invece delle fotografie che ci ritraggono, oltre ad essere nel verso opposto a come siamo abituati a vederci, sono spesso state scattate da differenti prospettive rispetto a quello che conosciamo del nostro riflesso dello specchio. Questo può generare un comprensibile senso di disorientamento perché non assomigliamo all’immagine che abbiamo di noi, arrivando in alcuni casi al rifiuto vero e proprio della nostra immagine fotografata.

In questo ultimo caso, noterai che se ti abitui un po’ alla volta alla tua immagine in foto, col tempo ti abituerai anche alla relazione con il tuo aspetto fisico: in pratica, vedersi bell* in foto è una questione di abitudine e di accettazione. E come dico sempre, la fotografia può essere terapeutica in questo!

Il ruolo di chi ti sta fotografando

Se stai per affrontare un servizio fotografico professionale, è indispensabile per la buona riuscita delle foto, che ci sia un rapporto di fiducia con chi ti scatta le foto.

Alcuni clienti mi hanno riferito che in passato hanno trovato difficoltà nel farsi fotografare da persone che facevano parte della loro vita. Credo che questo sia un aspetto che spesso resta nascosto o non detto: in particolare credo che molt* temano il giudizio soprattutto della persona che sta scattando, che essendo vicina “conosce troppo”. In qualche modo si crea imbarazzo.

Altre volte invece mi è stato riferito che le foto non avevano carattere o non rappresentavano il cliente, perché chi le aveva scattate, si era limitato a dare un’orario e un luogo per l’appuntamento, una stretta di mano prima di iniziare, qualche istruzione sulle pose, e click a raffica senza un minimo di coinvolgimento. Anche in questo caso i clienti si sono sentiti poco rappresentati, perché a mio avviso non c’è nemmeno stato il tempo per entrare in empatia.

Questi due casi rappresentano gli estremi. La virtù, come sempre, sta nel mezzo.
Io sono dell’idea che scattare anche dei semplici ritratti, richieda una sensibilità nel saper cogliere le espressioni di un volto, i movimenti del corpo per metterli in relazione alla personalità di chi si fa scattare. Serve entrare in relazione con il carattere di un soggetto senza pregiudizi e senza aspettative, per non avere ostacoli emotivi nel leggere la persona che si ha davanti, perché la relazione con il soggetto è importante per la/il fotograf* tanto quanto per il soggetto è importante l’attitudine a farsi ritrarre.

Chi scatta le foto deve entrare in punta di piedi nel tuo spazio, abbastanza da riuscire a cogliere la tua personalità, ma non troppo, per non invadere la tua intimità e in qualche modo contaminare gli scatti con qualcosa che non c’è.

La linea da tenere è molto sottile, come se attorno al soggetto ci fosse una bolla, di un certo “diametro” definito in base alla sua personalità: chi scatta deve stare sul limite della tua bolla, guidarti con le indicazioni necessarie ma lasciare che sia tu a esprimerti. In questo ogni fotograf* ha il suo stile e i suoi metodi e anche delle attitudini specifiche in base al tipo di foto da scattare. Per questo scegliere la/il professionista adatt* ha la sua valenza nella buona riuscita delle foto, non solo per la tecnica, ma anche per come gestisce la situazione.

Mentre scegli il o la professionista che ti farà le foto è molto importante che ci sia ascolto da parte sua e che tu riesca a spiegare al meglio cosa vuoi ottenere, o a cosa ti servono le fotografie. Insomma deve esserci feeling!

Quando lavoro ai servizi di personal branding per i miei clienti, ad esempio la fase di progettazione dello shooting serve proprio a questo: definiamo nei dettagli lo stile delle foto, il contesto, la situazione, ma soprattutto impariamo a conoscerci e a capire come tirare fuori la tua personalità e il tuo personal brand senza invadere la tua zona d’intimità.

Come essere più naturali in foto

Dopo le dovute introduzioni sugli aspetti emotivi della fotogenia, passiamo a qualche consiglio un po’ più pratico.
Il segreto, che segreto non è, per venire bene in foto è cercare di essere naturali.

Si fa prima a dirlo che a farlo, me ne rendo conto! Per questo ho qualche dritta che potrebbe tornarti utile, ma attenzione, non sto per sciorinare una lista di posizioni per posare davanti alla macchina fotografica per sembrare più magr*, più alt*, più bell* e slanciat*, ma piuttosto una serie di aspetti a cui far caso per prendere coscienza delle tue emozioni mentre ti stanno fotografando. Se riesci a gestirle, il risultato sarà sicuramente migliore.

PRIMA DI COMINCIARE

  • Prima di tutto preparati per sentirti a tuo agio. Scegli con cura abbigliamento e situazione confortevoli, e magari parlane prima anche con chi ti scatta per capire come rendere al meglio.
  • Rompi il ghiaccio con la persona che ti dovrà fotografare. Non avere fretta di iniziare la sessione fotografica e se possibile incontratevi anche prima del servizio in modo da fare un minimo di conoscenza e magari già nel luogo dove si faranno le foto se per te è una location che non conosci.

 

DURANTE IL SERVIZIO

  • Per evitare espressioni irreali, devi calarti nella parte prima di tutto mentalmente. I sorrisi più naturali sono quelli fatti con lo sguardo, che notoriamente sono i più sinceri. Pertanto prova a pensare a qualcosa che ti fa stare bene, dimenticando che c’è qualcuno che ti sta fotografando. Se invece devi fare uno scatto serio, pensa a qualcosa di serio…in pratica un po’ come fanno gli attori.
  • Non mantenere le stesse espressioni troppo a lungo. Quando provi un’emozione naturale il tuo viso cambia molto velocemente, con l’evolvere del sentimento che stai provando. Forzare una stessa espressione per troppo tempo la fa diventare per forza di cose innaturale e l’espressione del tuo volto sembrerà più tesa.
  • Sempre riguardo all’espressione del tuo volto, se fissare l’obiettivo ti mette a disagio o se non sai dove guardare, accordati con il/la fotograf* per guardare altrove e voltati verso la camera solo al momento del click. Ti aiuterà ad avere un’espressione più veritiera come se stessi osservando in quella direzione per caso.
  • Quando posi per dei ritratti a mezzo busto o a figura intera, evita le posizioni perpendicolari alla camera in stile foto segnaletica. Ruota leggermente le spalle (a ¾ con viso a favore di luce), sposta il viso in direzione della camera e lascia gli arti “morbidi” senza creare linee rigide. Prova a formare delle curve per dare dinamismo allo scatto. Chi sta fotografando ti aiuterà con delle indicazioni.
  • Non forzare pose che non ti appartengono. Nel tentativo di nascondere difetti potresti finire con il sembrare un po’ impacciat*. Cerca di muoverti con naturalezza, e scegli posizioni in cui sei effettivamente comod* e a tuo agio, senza pensare ai difetti.
  • Fai attenzione a posizione e stretta delle mani, masticazione serrata, spalle chiuse, posizione retratta del collo. Quando sei a disagio o in tensione sono gli elementi che lo fanno notare maggiormente. Prima di posare prova a far caso alla tensione muscolare e le posizioni di chiusura che assumi: prova a sciogliere i muscoli, se necessario prenditi un secondo di pausa per qualche respiro profondo (rimpiangerò per sempre di aver avuto i pugni serrati in tutte le foto che mi hanno scattato prima della cerimonia del mio matrimonio…sembravo pronta al combattimento!).
  • Cerca di rivolgerti sempre a favore di luce e di chi scatta: se accavalli le gambe, incroci le braccia, fai dei movimenti con gli arti o con il bacino, posi le mani vicino al viso…ricordati di “aprire” verso l’obiettivo, evitando di chiudere la visuale alla macchina fotografica.
  • Se devi eseguire dei movimenti, muoviti liberamente ma lentamente. Cerca di non pensare che stai “facendo finta” ma esegui i movimenti come li faresti di solito, solo più lenti.
  • Lasciati andare e divertiti. Sei protagonista per un giorno, approfittane per dedicarti del tempo di qualità, senza giudizi negativi su di te.

In conclusione ricorda che la macchina fotografica (e nemmeno chi la impugna) ti morde, anzi…se ti stai facendo scattare delle foto è perché probabilmente vuoi fermare un momento speciale o affermare la tua immagine e professionalità con delle foto di branding che alimenteranno la tua autorevolezza su sito web e social.

Se stai pensando di fare un servizio di personal branding e temi di venire male in foto, scrivimi per fissare un incontro conoscitivo, sarò felice di fare due chiacchiere con te e capire se c’è il feeling giusto per scattare le foto autentiche che cerchi e in cui vieni finalmente bene!

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Ciao, sono Francesca

Mi occupo di personal branding e storytelling visivo per catturare l’essenza della tua identità e farti connettere più spontaneamente con le persone che desideri, facendo chiarezza sulla tua unicità. Scatto immagini che raccontano la personalità e il carattere di freelance e piccole attività che vogliono fare la differenza.

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